My dear The Hives.
Un gran peccato averli piazzati nella 'Rock in Idrho preview' il 13 giugno al Carroponte a Sesto S. Giovanni (MI) con Offspring e un'altra vagonata di band di cui non mi fotte niente. Li aspetterò per la prossima stagione invernale.
Il nuovo 'Lex Hives' è un gran bel disco, ne avevo bisogno dopo la mezza delusione di 'The Black and white album'.
E' vero che non si sono impegnati più di tanto a tirar fuori niente che non abbiano già fatto e già fatto sentire ma fotte una sega, non chiedo ai The Hives di mettere su un'opera di musica d'avanguardia ma solo di farmi divertire ogni volta che metto i loro pezzi in random mode.
Gli svedesi non hanno rinnovato il contratto con la Universal, hanno assaporato il sapore della libertà e deciso di fare di testa propria in tutto e per tutto, si sono autoprodotti il disco, messo su la Disques Hives e affidato la distribuzione a Warner.
Lo hanno detto loro stesso nelle interviste, questo è un disco 'back to the basics', è vero e si sente. Stavolta tutto è quasi sempre a mille e anche se non lo è, 'without the money' ad esempio, lascia comunque una buona impressione. Pezzi come '1000 answers' e 'Wait a minute' potevano tranquillamente su 'Tyrannosaurus Hives' mentre una come 'I want more', a sentire l'attacco, flirta con gli AC/DC.
In quattro minuti al massimo l'ABC del garage-punk è magistralmente
compresso in una bolla pop sparata in testa con un armamentario di
strumentazioni che oltre alle classiche chitarre-basso-batteria piazza
anche dei fiati
Sgamati, hanno rubato il riff di 'Don't bring me down' degli ELO per 'Go right ahead' ma hanno dato credits e danè a Jeff Lynns:
We made the song, and we were really happy with the song. But months
later we realised that it sounded a lot like ELO’s ‘Don’t Bring Me
Down’, so we contacted Jeff Lynns and basically gave him a cut off the
songwriting. It wasn’t intentional though. Somehow subconsciously that
ELO track was probably where it came from.
Pecunia non olet. Accomodarsi da questa parte, prego.
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3.6.12
24.7.07
Un altro disco per l'estate
C'è bisogno di freschezza in estate, c'è bisogno di annacarsi con tutto il corpo e non solo col testone metallaro. Allora in macchina non può mancare un disco a caso dei The Hives, una band che anche d'inverno, col nebbione fuori, con muso triste, può spararti oltre le nuvole.D'estate c'è un enorme bisogno di Hives. Infuocati anche se arrivano dalla Svezia, stilosissimi anche se non sono dei inglesi (che sono froci), i The Hives hanno la minchia infuocata e non si fermano un attimo, randellano con un pezzo dopo l'altro e un loro disco, un disco a caso, è acqua fresca. E io le capisco le ragazzine che sbavano appresso al cantante, anche io sbaverei.
Magari leggerete in giro che The Tyrannosaurus Hives, ultimo di ormai qualche anno fa, è un disco bollito, fighetto, troppo pop, che non sono più i veri The Hives ma sti cazzi è un disco ottimo ed è quello che a me piace più di tutti.
Quindi andate qua, sparatevi quei quattro pezzi e poi qui tutti i dischi, uno dopo l'altro.
La struttura è punk ma il resto è profondamente pop contaminato con del finto rockabilly, della finta musica anni Cinquanta, con del finto beat. E' vero, è così, non c'è da prenderli sul serio i The Hives quindi capito questo, sono un gruppo vero.
E siccome anche l'occhio a volte, quando serve, quando la musica è già ottima, vuole la sua parte, consiglio anche i video su YouTube.
Delle furie da palco, vestiti di tutto punto con le cravattine sottili o smoking bianchi, scarponcini lucidi, ghette bianche, sono delle macchine da guerra. Un pò come i The Who all'inizio (si parla dei primi anni Sessanta, per chi fosse vissuto sulla luna fino a poco fa), vestiti di tutto punto, puliti, rassicuranti, quando dovevano apparire il tv. Tanto animali davanti alla telecamera che suonavano fuori sincrono per sbeffeggiare il plyaback rigoroso imposto dalle esigenze televisive.
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