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25.12.12

A testa di cazzo

Penso che sia sempre tutta una questione di tensione, di tira e molla, di assestare i colpi giusti in modo regolare ma deciso.. e sulla tensione, sul tira e molla i Led Zeppelin, i primi Led Zeppelin, ci hanno costruito una carriera. Generalizzo a pacchi ovviamente ma in questo momento mentre ascolto questo live del '72 a Tokyo la penso così.
Prima di loro i The Who erano maestri in questo.
Chè poi buona parte della produzione migliore del thrash classico è basato sullo stesso concetto.
Ho sempre pensato che l'immagine migliore per descrivere i colpi assestati all'unisono da Bonham e Page sia quella delle spallate, spallate piene di pause e sospensioni che profumano di puro sesso pelvico, una dinamica di bacino 'a testa di cazzo', ecco, puro e semplice movimento dove la testa è il cazzo.

E' un pò che
a) che mi sono un pò rotto i coglioni di ascoltare band nuove che prendono a pacchi dal classic rock dei Settanta senza un minimo di pudore, voglio dire, li ascolto anche volentieri e li apprezzo ma insomma c'è sempre bisogno di un 'back to the basics'. E facendo nomi e cognomi, i primi che mi vengono in mente, Kadavar e, parzialmente, anche Graveyard. Poi dal vivo potranno anche essere delle ottime band e ne godrò a pacchi quando sarò sotto il palco..
Ma su disco preferisco passarmi in rassegna anche i più merdosi bootleg dei Cream, degli Zeps, degli Stones del '71-'73, dei Grand Funk, degli Stooges e chi ne ha più ne metta, sapendo che mi verrà duro in un nanosecondo.
b) c'è ancora così tanto da scoprire in quei fottuti sette anni che vanno dal '68 al '74, e parlo sia di perle nascoste che a ragione o a torto sono rimaste nel dimenticatoio,  di band all'epoca 'mainstream', ce sono talmente tante che avrei bisogno di disperdermi su un pizzo di montagna e dedicarmici anima, corpo e orecchio. E' un desiderio che covo sin dall'adolescenza e più cresco, più ho contatti con la società più la voglia di scappare, isolarmi, dedicarmi al cazzo che voglio io, aumenta. Un back to basics calcolato e selettivo che mi ponga in contatto con la società solo quando e per le cose che dico io.

c) mi sono rotto i coglioni di mp3 & co. Li si usa per comodità ed esigenza estrema ma ho bisogno di un back to the basics anche lì.
Far tornare a suonare i miei cari vecchi dischi in vinile, porco dio si! E il primo vinile che mi compro sarà Kick Out the Jams e il secondo è Funhouse.
Il back to the basics in questo caso parte proprio dalle basics ossia mettere su un impiantino HiFi decente e entry-level, cominciare da piatto e ampli subito e poi passare alle casse pian piano, voglio finalmente ascoltare tutto lo spettro di bassi degli Electric Wizard, essere al centro dell'attenzione dei GodSpeed You! Black Emperor, vedere materializzarsi in onde sonore il concetto di UfoMammut.


25.11.12

Chicche da Detroit


Ogni volta che mi capita di pescare nell'enorme calderone della roba uscita dal Michigan negli ultimissimi Sessanta-primi Settanta rimango sempre colpito da quanta aggressività ci fosse in quelle band, quanta mancanza di mediazione, quanti vaffanculo sottintesi..
E sia benedetto Julian Cope per questo sampler sulla scena di Detroit di quel periodo, ce n'è da scavare..cominciate a scaricare..A parte i classici MC5 e The Stooges, per vie traverse qualche settimana fa mi sono imbattuto sui The New Order, una delle band di Ron Asheton nel post Stooges,  recuperatevi Declaration of War qua, qualità della registrazione bassissima ma se riuscirete a concentrarvi  sui riff noterete subito la gran qualità, la scuola MC5 & The Stooges accompagnata dai fiati..considero i The New Order una perla perduta del Detroit Sound, qui qualche dettaglio in più sulla band e sulle registrazioni.

Mi sono appena accostato alla sterminata produzione di Ted Nugent, solista e con gli Amboy Dukes, quindi giudizi complessivi non sono in grado di darne ma mi è bastato qualche pezzo sul Tubo per capire che per esempio un disco come The Call of the wild, a nome Ted Nugent and the Amboy Dukes, uscito nel '73 potesse interessarmi.
Centro pieno. 
E' chiaro che in quanto a urgenza espressiva Detroit e dintorni partorivano anche nel '73 ben altri animali ma avendo dato un ascolto fugace ai primi dischi della band, parecchio invischiati in un sound pop sixties, trovare i Dukes finalmente alle prese con l'hard-rock è stato un piacere..

Anche ascoltato oggi il disco aggiunge un paletto fondamentale allo sviluppo del hard-rock settantiano con i suoi echi di arena rock, qualche inserto di piano boogie ogni tanto, un flauto traverso random… ma per il resto è  rock senza grandi fronzoli guidato dai riff vulcanici di Ted.
Sono rimasto a bocca su pezzi come Pony Express, praticamente quello che hanno sempre fatto i Five Horse Johnson, e Renegade, come si possono concentrare in tre minuti e cocci gli ultimi Atomic Bitchwax, una jam infuocata..



Basta poi sentire il boogie violento che riescono a fare dentro i poco meno di cinque minuti di Ain't the truth, pazzesco..
Ma in generale Call of the wild è un bellissimo disco di rock Settantiano fiammante che non cade mai nel banale, persino quando si tratta di infilarsi in una jam psichedelica sui generis come Below the belt, Ted Nugent & co. fanno quel che sanno fare meglio, rumore..