13.6.13

Michele

La Solitudine dei Numeri Primi. Non ho letto il libro, non ho visto il film.
Consigliato spassionatamente da mia moglie, non ne ho voluto sentire.
Dalla colonna sonora capisci se il film e il libro ti possano almeno intrigare..Abbestia.



11.6.13

Casualità?


Chiamarlo intuito è assolutamente fuori luogo, casualità forse è meglio..imbroccare il disco giusto al momento giusto è come fare un terno al lotto, soprattutto quando sei sbronzo andante e sei sull''orlo dell'abbiocco feroce ma sai che vuoi qualcosa che ti coccoli un pò prima di mollarti totalmente nelle braccia di Morfeo.
Due settimane fa mi capitò che, di ritorno da un bel giro di birre infra-settimanale, salgo sul treno, accendo l'ipod in cerca della cosa giusta che mi facesse compagnia per una buona mezz'ora, l'occhio mi cade su Wilderness Heart che non ascoltavo da un bel pò. Disco capolavoro già lo pensavo 'da un bel pò' ma sai com'è, tante volte il tempo smorza e uccide l'entusiasmo per un disco..
Invece ecco il disco giusto al momento giusto.. viaggio eccezionale..


Adesso la casualità (a questo punto non sembra più tale..) si presenta di nuovo, stesso background.. Mai sentito gli Yawning Sons ma quando ti coccolano in un momento alcoolico chissa come, ti si stampano velocemente nel cervello come il francobollo di un bellissimo momento di totale libertà..

3.6.13

affanculo tutti, non mi piego a questo destino di merda


Catapularsi dentro gli At The Gates non era in programma stasera.
Finito Cadaveri Eccellenti di Francesco Rosi (tanto per continuare a rendersi conto che siamo dei cittadini burattini da lungo lungo lungo tempo) mi capita casualmente di sentire/vedere Cold suonata al Wacken di qualche anno fa e ho immediatamente il flash di quando ascoltavo Slaughter of the soul, e sto pezzo in particolare,  almeno una volta a settimana, non più di dieci undici anni fa, quindi in età ben lontana dall'adolescenza e comunque durante un altro momento di passaggio, quello più importante di tutta la vita, per come si è sviluppata la mia di vita.
Ero da poco a Milano, giovincello di belle speranze che si alzava la mattina contento di andare a fare quello che doveva, studio o lavoro sottopagato che fosse, contento di star costruendo un pezzo del suo futuro. A conti fatti non si trattava del lavoro del mio futuro ma del mio futuro tout court.

Come spesso mi capita i pezzi, i dischi che macino più spesso hanno un effetto catartico anche a distanza di anni. Il detto che vuole che le gioie te le dimentichi più facilmente dei dolori è stato, ed è ancora, vero.
Quindi Cold mi ricorda momenti di sconforto, di debolezza, di privazioni, di dubbi. Rigorosamente accompagnato dalla lettura del testo, si faceva una capatina negli abissi, si toccava il momentaneo fondo e poi con uno scatto di reni si risaliva su in superficie a respirare aria nuova, rinnovato e rigenerato nello spirito con un bel 'andate affanculo tutti, non mi piego a questo destino di merda' guerriero,  che poi è quello che penso spesso ancora oggi quando mi accendo la prima sigaretta della giornata alle sette e mezza del mattino con due caffè e due biscotti in pancia.

27.5.13

Stick to Spotify


Caduto nella 'trappola' di Spotify? con tutte le scarpe.
Forse è presto per dire che i miei consumi digitali sono cambiati davvero ma nelle ultime due settimane la maggior parte dei miei ascolti in movimento sono con Spotify.
C'è una miniera da scoprire e qualche grosso buco - Neurot inesistente, per dire, come sludge e generi bastardi affini sono scarsamente disponibili - ma la comodità è indiscutibile.

Impagabile spararsi senza sbattimenti tutta la discografia dei Dillinger Escape Plan, dei Discharge o dei Neu! (ma quanto cazzo erano avanti?!) , scoprire i Papir con l'ultimo meraviglioso disco o i Bardo Pond con l'ep uscito per l'ultimo Record Store Day, farsi la mattina la barba con la playlist di SoloMacello, attaccarsi lo smartphone allo stereo della macchina e ascoltarti il cazzo che ti pare senza avere il pensiero di tenere in macchina il cd, ricordarsi di prenderlo, bestemmiare appena scesi al box e tornare su a prenderlo.. se hai tutto in tasca quando sei in movimento l'unica cosa che ti serve è un buon paio di cuffie isolanti.
Poi a casa ci ascoltiamo i vinili, i cd, ce li coccoliamo, stropicciamo, leggiamo, mandiamo a memoria..prepariamo le playlist giuste da ascoltare con i figli..

Ho quasi riempito un ipod da 80 giga e non ho nessuna intenzione di stare lì a togliere, fare spazio e mettere altra roba, 80 giga sono tanti ma sono comunque uno spazio finito.
Ho 2 giga di banda con lo smartphone che pago in anticipo ma non uso completamente, bene che vada ne uso il 20%.. se anche le analisi cliniche le ritiro via internet, vuoi che non usi una simile comodità per la musica?

Account Premium per dieci euro al mese e ti fanno pure un pompino.. streaming senza pubblicità, possibilità di ascoltare la musica 'off line' (basta settare la modalità offline, mandare per pochi secondi il pezzo, il sistema lo riconosce come ascoltato e lo abilita per l'off line), qualità audio ottima..

E poi diciamocela tutta, il problema (mio almeno) non è pagare ma pagare quanto sta bene a me, ognuno ha il suo 'break even', come dicono quelli con la giacca e cravatta.
Nove euro e novanta al mese per avere tutta la musica che voglio, dove, come e quando, mi sta bene.

21.5.13

Forever the mischione metal


Gli Atriarch li ho ascoltati un bel pò lo scorso anno e continuo ad ascoltarli oggi. Ma allo stesso modo in cui la loro musica è pesantissima e assesta randellate sul cozzo a ogni giro digitale mi ha fatto sempre fatica racimolare due-concetti-due di (dubbio) senso compiuto. Anzi, spesso ho pensato che a conti fatti, stringi stringi, non ci fosse granchè di cui parlare di una band che svicola agevolmente tra doom e proto-black metal-apocalittico. E comunque..senza scomodare nessuno.. gli Atriarch hanno la loro ragione di esistenza nell'essere dei becchini (gli ennesimi) dell'anima nera del metal estremo e sfuggente partorita nel north-west degli Usa negli ultimi cinque anni. L'Oregon in particolare sembra la nuova Atlanta o Savannah di qualche anno fa, tutti vengono dall'Oregon, tutti vengono da Portland, tutti vengono dal north-west, da Washington, da Olympia..
Una volta se mi dicevi Oregon io ti rispondevo Yob (al massimo Ellioth Smith e Poison Idea) ; ora ti rispondo su due piedi Agalloch e  Red Fang e nella testa ho roba estrema e 'mischiona', violentissima ed eterea, ipnotica e plumbea, oscura. Tutto il north-west mi evoca queste immagini.

Gli Atriarch iniziano nel 2011 con un titolo bene augurante,  'Forever the end', dopodicchè se si fossero ammazzati in un suicidio collettivo non mi sarei stupito.
Il disco è meraviglioso e cattura parecchio di quelle atmosfere plumbee di cui parlavo sopra; l'anno dopo escono uno split con gli Alaric e il nuovo full-lenght 'Ritual of passing'. Già molto più violento, con suoni corposi, produzione superiore e con l'idea di volerti avvinghiare fino a soffocarti sin dalla coppia iniziale Parasite-Prayer, due bei sinonimi.

A tratti mi danno l'impressione di essere una band black metal che suona un doom tribale con suoni taglientissimi, la sensazione generale è di malattia mentale più che fisica. E detto in parole povere, è roba bellissima per cui puoi caderci in malattia.
Molto più completo del debutto, Ritual scava anche in un immaginario sonoro 'dark', lascivo, prendi un pezzo come Cursed, sette minuti di vizio e bondage, e scomodo anche i Celtic Frost come termine di paragone di un modo totalmente 'crossover' di concepire il metal estremo oggi.




16.5.13

Verde Maria



Telegrafico dopo l'ascolto dei primi due pezzi: gli Ufomammut hanno fatto scuola e rimangono comunque dei maestri. 
Mi fa strano pensarlo perchè i Toner Low agli inizi avevano tutte le carte in regola per essere una delle band di punta dello psych-doom, il primo Omonimo del lontano 2004 rimane una pietra miliare, poi per cazzi/mazzi, la pochissima costanza di essere band vera e propria, fare dischi ogni boh quattro anni e anche più, poca attività live e zero 'prezzemolinesimo' continuano a essere una band super underground. 
I 'Mammut ( e i Mammut sono i primi che mi vengono in mente..) sorpassano a destra, a sinistra, di lato, davanti e dietro in fatto di songwriting. 
E sì che i Mammut sono sempre molto Mammut nelle evoluzioni della loro discografia....
Sui suoni e sulla produzione invece III brilla, ha tutto quello che può piacere a chi cerca una produzione grassissima e stracolma di bassi, e non ha nulla da invidiare a nessuno. Said that, il disco è in perfetto stil psych-doom, i 17 minuti della finale Phase Nine sono la cappotta definitiva e sarà ancora più belli rivederli ancora dal vivo, l'ultima volta mi spettinarono.

6.5.13

Datemi una sigaretta, un whiskaccio e lasciatemi solo con le mie lacrime





Succede sempre quando ascolti qualcosa che ti colpisce nel profondo del cuore, e non hai bisogno di ascoltarla una seconda volta, lo senti subito, io lo sento subito, mentre il pezzo va, è una questione di pochi secondi.
Prendi per esempio sto pezzo dei The Drones, l'ultimo del nuovo disco I See Seaweed. Messo nella playlist delle nuove aggiunte sul mio Ipod, è il primo pezzo. Un tuffo al cuore, " chi cazzo sono questi che mi 'parlano' così sparati al cuore", ho pensato stamattina mentre ero sul treno, rigorosamente in piedi nel mio angolino preferito (ogni carrozza ha il mio angolino preferito).
Un giro di piano che introduce e accenna la melodia, poi entra la voce confidenziale di Gareth Liddiard, uno stupendo incrocio tra Waits e Waters, uno che biascica alcoolico, mezzo crooner e mezzo chansonnier che ti sussurra all'orecchio chissà cosa e starei ore ed ore ed ore ad ascoltare come quella melodia appena accennata all'inizio si evolve, si alza, si gonfia, si arrampica ed esplode per poi ripetersi e risolversi in una specie di ninna nanna con tanto di voce femminile a fare da coro.

Così ti immagini orchestre intere che ripetono all'infinito il tema, sostenuto da archi prima delicati e poi sempre più poderosi, più wagneriani.
Ti immagini cosa sarebbe sto pezzo con, chesso, l'orchestrazione di In the NIghtside Eclipse degli Emperor!
Sempre gli Emperor in mezzo. Gli Emperor mi hanno segnato, loro non lo sanno, io non lo sapevo ma ormai ragiono in termini di Emperor-o-metro, spesso, quando sento roba poderosa, 'grossa', cavalcosa, grande..
Gli Emperor ce li infilo sempre.

Il resto del disco rimane sempre su alti livelli, ancora ai primi giri acerbi per poterlo definitivamente decriptare..ma mi piace, mi piace un botto, mi apre orizzonti e praterie come Sage degli Across Tundras, ho la sensazione che i The Drones mi possono far viaggiare parecchio nello spazio-tempo..
e il giorno che avrò bel digerito il disco mi romperà i coglioni tornare sul pezzo..quindi rileggerò ste righe..le considererò incompiute come sempre e mi rimarrà l'amaro in bocca per non essere riuscito a fissare a futura memoria certe sensazioni che l'ascolto e il tempo avrà pian piano sedimentato. Capita sempre così.