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7.12.11

Renon groove



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Oggi i Black Keys mi hanno risolto una giornata di straordinario lavoro, El Camino (babbalo qui) ruleggia di brutto, di sicuro il loro lavoro più paraculo, scomparso il roots blues rock al suo posto un rock che strizza l'occhio al garage e l'orecchio alle classifiche. A tratti ci sento anche i The Hives..
Ben fatto e con tanto groove e coretti, ritornelli e refrain memorizzabili al lampo, freschissimo e godibilissimo. El Camino sarà anche il loro disco più pop ma è anche il disco con le migliori vocals di sempre, con i migliori arrangiamenti di sempre, arrangiamenti ricchi di sfumature e intrecci e il grosso del lavoro se lo sarà smazzato il tastierista che ha fatto un lavoro egregio.
El Camino sarà anche un disco 'uptempo' come dicono loro stessi nell'intervista ma è soul a pacchi, quindi niente paura sono sempre i Black Keys.
Oh a me continuano a piacere, qualsiasi cagata tirano fuori, mi divertono.
Il 30 gennaio arrivano all'Alcatraz già sold-out ma forse insomma speriamo di esserci anche io, finchè non li ho in mano non ci credo.
Girano in formazione a quattro a quanto sembra e ci sta tutto perchè il disco ha un basso imponente e un lavoro di tastiere vintage di grandissimo livello.
Se nei prossimi giorni avete notizia di una cabinovia che scapoccia sonoramente sul Renon sapete già perchè.





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17.6.10

Tre post in diciotto giorni, una miseria, sono stato un pò incasinato e preso da una grossa dose di abbuttamento.
Quasi una settimana se n'è andata per decidere dove andarsene in vacanza, ricerche frenetiche sul web, mille ripensamenti, far quadrare i conti manco ci dovessimo presentare all'assemblea degli azionisti, alla fine tra un paio di mesi si fa rotta su Dubrovnik, Croazia, con le palle a mollo per una settimana.
Se oggi comprare due biglietti aerei per Palermo ad agosto mi costa non meno di seicento euro, e con la metà vado in Croazia non ci ho pensato due volte a mandare affanculo baracca& burattini.
E quanto sia bello vedersi una partita a sera non lo ricordavo da almeno quattro anni, palle sul divano in questo caso, rigorosamente in mutande e il freschetto serale di questi giorni a scompigliarmi i peli del petto.

Le orecchie invece hanno preso il vizietto dei Dead Weather di Jack White & co. Sea of cowards è molto più a fuoco del primo, una bella mistura di blues e rock, a volte primitivo altre elegante, una spruzzata di Settanta, qualche inserto di hammond, synth usati con intelligenza. E pensare che oggi Jon Spencer non se lo ricorda più nessuno. Una bella sorpresa davvero.
Meno convincente è l'ultimo Black Keys "Brothers", per carità ben suonato, bello farcito di blues ma mi è sembrato un pò leccato e facilone, sembra che i due si siano allontanati sempre di più dal bluesaccio in your face dei primi tempi, Attack & Release già aveva dei segnali ma rimane un gran bel disco, almeno la metà della tracklist rimaneva in rotta, Brothers sembra invece svuotato di vera ciccia.

11.2.09

Finalmente libera

Per una volta il popolo bestia aveva ragione: fine della sofferenza per Eluana, fine di questo teatro triste e ci sentiamo tutti meglio. Io mi sento meglio. Sono uno stronzo e un cinico già lo so ma di tutta sta storia mi sono fatto subito un'idea precisa quando ancora non c'era il massimo della gazzarra e quel che è successo dopo l'ho seguito con distacco. Anche perchè quando si comincia a parlare molto di una cosa la cosa perde per me automaticamente di fascino e interesse.

E poi vedere tutti i burattini e burattinai mobilitati all'ultimo momento aumentava il mio disgusto. E l'idea che mi sono fatto è che come io sono padrone della vita lo sono anche della morte. Io do la vita io la tolgo. Oppure gli altri me la danno io me la tolgo. E' facile, non capisco che problema ci sia. Non c'è problema morale, l'uomo è una bestia seppure evoluta e il concetto di morale non fa parte del suo DNA. L'aveva capito pure lei che la morte fa parte della vita. Una volta assunto questo credetemi si vive meglio. Una volta assunto che sei fottutamente solo in questo mondo si vive meglio.  Il resto è cortile.

Come è ovvio che dal basso del mio anticlericalismo spinto capite bene cosa penso della gente che si è mossa attorno al caso. Testimone chi mi sta accanto quanti 'pezzo di merda' possa rivolgere all'affittuario del Vaticano quando compare in tv e cambio subito canale. E quanto sia sprezzante nei confronti di chi ha fede, qualsiasi fede. Ma sto cominciando a delirare (direbbe sempre qualcuno che mi sta molto accanto..)

Sono al giro di approfondimento del nuovo disco di Dan Auerbach disponibile in streaming sul suo  maispeis e un paio di pezzi come Real Desire o When the night time comes mi hanno fatto pensare a lei, d'istinto. Non so cosa dicano i testi e poco mi importa, i testi a volte sono un inutile orpello, conta la vibrazione e il soul. E di soul sto disco ne ha a chili.

12.10.08

Blues, classic rock and lot of hair

Blues, classic rock and lot of hair, così la Alive presenta i Buffalo Killers per l'ultimo Let It Ride, prodotto da Dan Auerbach dei The Black Keys (uno che si sta guadagnando fama di re Mida anche come produttore). Discografia servita su un piatto d'argento.

Qui si continua con il retro rock, stavolta spostato su coordinate Mountain-Alman Brothers. I Buffalo Killers sono un trio di redneck di Cincinnati, Ohio, in piena Corn Belt, che si divertono con poco, blues, classic rock and a lot of hair. Due album all'attivo e l'hype è stato in crescita. Ultimamente, tour con Black Keys e Black Crowes li hanno messo sotto certe ali e la Rete è un continuo parlarne bene. A ragione, per quello che ho potuto sentire sul myspace della band. Non spaccano culi, non sono grezzi nè sporchi nè cattivi, sono semplicemente sinceri e questo spesso basta e avanza. Poi ci sarebbe da approfondire tutto il giro della Alive e della Audio Eagle records ma questa è un'altra storia.

Il Tubo ospita una bella caterva di loro video ma quello di Let It Ride merita più degli altri perchè semplicemente sono loro nel loro ambiente naturale, in piena campagna

 E per finire le chicche live delle HearYa Sessions

6.3.08

Black Tron

In ordine sparso.
Ieri compro Rumore dopo secoli. Non è stato un acquisto alla cazzo anche se noto sempre che potrebbero osare di più in copertina e invece..
Avrebbero potuto metterci i Black Keys a supporto di un'intervista interna davvero ben fatta e invece c'è Nicola Caverna aka Nick Cave, vabbè..
Il nuovo disco dei Black Keys arriva ad aprile ma ovviamente si trova già in giro e sono in pipeline scarichizia. Avevo parlato tempo fa qui di un loro bel concerto su Fabchannel.
A supporto dell'intervista c'è un pò di spazio dedicato ai Radio Moscow che qualche tempo fa avevo scoperto per caso su Hearya.com con le loro radio sessions a Chicago. Band molto interessante che anche se non suona niente di originale sfodera grintosa un background a suon di Cream e Blue Cheer. Sono giovani, sono un trio, sono di belle speranze.
Poi c'è anche un bel trittico di interviste a Electric Wizard, Orthodox e Reverende Bizzarre chè il doom fa sempre bene allo spirito e alle orecchie. E Liz Cunningham è sempre una gran figa.

Altri giovani ma che le speranze le triturano nel cesso sono i Genghis Tron. Disco fresco di uscita su Relapse ma cervello in pappa dalla nascita. Questi folli mischiano grind e aperture prog e momenti più rarefatti. Mai sentita roba del genere e comunque non si può non rimanere a bocca aperta sulla copertina.

10.4.07

Black Keys

Solitamente non ascolto il blues classico. Alle mie orecchie risulta troppo levigato e già determinato, più di quanto il blues non lo sia di suo, per sua stessa essenza. Insomma mi suona statico se non ha qualcosa di vibrante. Bisogna che l'animale prenda il sopravvento sbucando con prepotenza da quelle strutture piene di passione ma un pò statiche.
Ci vuole l'irruenza, l'elettricità che prende corpo, l'anima selvaggia che si libera.
Suonare selvaggi in due è una grossa sfida che i Black Keys stravincono. Grezzi e primordiali, chitarra e batteria suonano essenziale delta-blues virato a vibrante rock bianco.
Meno spettacolosi e sexy di Jon Spencer e della sua Blues Explosion, un abisso superiori ai ridicoli White Stripes, questi due americani di Akron, Ohio, non sono fighi, non sono belli ma liberano un'urgenza comunicativa che è la linfa vitale di ogni tipo di rock. E a me basta.
Potete anche lasciarli scorrere il video senza vedere le immagini che sono scarne come la loro musica, fatevi un cicchetto e accendete una sigaretta. Anche questo a me basta.



Per gentile concessione di FabChannel.com
Qui su SentireAscoltare.com una bella monografia.