12.3.07

L'ottovolante emotivo

Fico spostarsi all'estero per lavoro.
Ho appena passato una settimana in Inghilterra a seguire un corso sui Derivati, no, non quelli del latte.. in questo bel posto immerso nelle campagne inglesi a sud-ovest di Gatwick. Una reggia e una prigione nello stesso tempo.
Orari assolutamente regolari, inizio alle 9, due pause, una a metà mattina e una a metà pomeriggio, pausa pranzo di un'ora e il resto una lunga corsa verso le profondità finanziarie di un mondo che spesso è tanto tecnico da essere assolutamente autorefenziale. Sì, ovvio, è normale, ormai è normale, anche stavolta come da una decina d'anni mi sono chiesto che minchia ci facessi lì ma forse sono masochista, quel mondo è difficile quanto affascinante dunque mi attrae. Un pò come certo metal.

Vita extra lezioni scarsissima, voglia di frequentare altra gente molto poca, anche perchè sti cazzi dopo una giornata a relazionarti con persone, ero talmente infognato che mi rifuggiavo tra modelli, formule, grafici e slide, metterti in mano un "Futures,Options and Other Derivatives", la Bibbia, una tazza di tè, pacchetto di sigarette, finestra aperta con fuori 5 gradi e sviscerare le tecniche di hedging con le opzioni. Nomi strani, butterfly, stangle, straggle, il bootstrapping method e i tassi di sconto.
Il gingillo l'ho portato con me ma non l'ho mai acceso, niente musica, poche distrazioni, una birretta, tanto caffè di merda, quell'acqua marrone che viene fuori quando fai il polipo bollito. Very Focused On. A letto presto verso le undici perchè appunto non c'era un cazzo da fare, un orario per me normalmente impensabile.
Questo per cinque giorni, massacrante.

Venerdì si finisce alle quattro e mi fiondo a Londra col treno. Un'ora buona per trovare l'albergo prenotato, incrociando le dita che non fosse un'inculata bestiale. Non lo è stata. Posto pulito, col bagno in camera pagato a sangue di Papa (magari..) e super centrale, vicino a Russel Square.
Dalla stanchezza me ne sarei voluto tornare a casa ma tant'è, dovevo rimanere.
Venerdì sera picco della tristezza. Mi aggiro nei dintorni per tre quarti d'ora buoni cercando un posto dove mangiare che mi facesse sentire meno solo ma è stato impossibile. Il venerdì più che il sabato Londra esplode. Gente per strada e nei pub già dalle 18, tutti a caricarsi per la serata che comunque venga passata sarà su di giri.
Sarebbe stato un suicidio entrare là a bermi una birra da solo, sarei tornato in stanza a tagliarmi le vene.
Il mio amico Alex che ho tentato tanto invano di recuperare non si faceva sentire, aspettavo una sua chiamata per riportarmi in superficie dall'abisso di solitudine che molto stranamente mi attanagliava. Alla fine il Burger King è stata la mia salvezza. Il fast-food è IL posto anonimo dove sentirsi anonimi. Al fast-food di venerdì non c'è nessuno che non sia già junkie nella vita. Al fast-food nessuno sprizza vitalità ma si ingozza di cibo spazzatura, cibo anonimo per gente che vuole essere anonima mentre là fuori tutti sono al massimo dell'adrenalina.
Prendo il mio Woopper Menu medio e mi metto seduto davanti la vetrina, sguardo fuori sulla strada e occhi incollati sui nugoli di ragazze che al ciglio della strada, in tiro e tacchi e cosce scoperte aspettavano i taxi.
Chi è già stato a Londra lo sa benissimo, la sera i taxi sono strapieni di ragazze, si vanno a riscaldare al pub e poi continuano a spostarsi. E quelle ragazze, proprio quelle ragazze che assieme sono una gang, e col cazzo che per dire provi a far violenza a una di quelle se vuoi rimanere vivo, assieme sono una forza della natura, quelle ragazze mi fanno arrapare per il senso di libertà che esprimono.
Quelle ragazze sono una boccata d'aria fresca e di ottimismo, me ne torno in albergo più leggero e meno triste.

Giorno dopo sveglia di buon mattino, colazione e via verso Camden Town. Camden Town e i due dischi che spero di trovare al negozio di usato che non so come si chiama ma sta accanto all'Electric Ballroom sono il motivo principale per cui sono rimasto a Londra nel weekend.
Cerco "Sonic Prayer" degli Earthless e l'omonimo dei Torche ma porco cristo non li trovo.
La sezione Stoner/Doom è più magra dell'ultima volta, ci rimango male. Non posso uscire a mani vuote, prendo l'ultimo degli Isis ed entro sconsolato al Virgin, più avanti sulla sinistra.
Trovo comunque di che sollazzarmi.
"Nothing" e "Destroy, Erase, Improve" dei Meshuggah a 7 sterline sono da prendere a volo. Poi do una sterzata e mi metto in mano "Parklife" dei Blur e il primo omonimo degli Stone Roses, per ricordarmi la mia lunga parentesi indie.

Arriva un messaggio, mia moglie mi da il numero di mio fratello che vive a Londra ma che non ho mai chiamato le vlte che sono venuto qua. Ci penso su, valuto i se e i ma, soppesso la possibilità evidente di rompermi i coglioni e di pentirmene all'istante ma alla fine lo chiamo.
I fratelli sono così, come tutti i familiari stretti stretti, hanno la capacità di farti girare i coglioni in due secondi netti, di farti fare sbalzi d'umore così repentini che neanche su un ottovolante.
Non ci avrei scommesso ma è stato un incontro + pranzo vietnamita piacevole. A tratti commovente ( ma che lui non lo sappia mai).
Mi ha portato a casa sua, a Brixton, il quartiere degli afro-americani. Uscito dalla metro, c'erano orde di gente di colore, meraviglioso.
Un caffè e subito a ronfare.
Sveglia a metà pomeriggio, pruriti e puzza di cucina vietnamita mi consigliano di tornare in albergo per una doccia. Lo lascio con l'appuntamento per le 20:30 a South Ealing per andare al ristorante Greco col famoso Alex.
L'ho lasciato così, quasi ronfando, senza salutarlo, abbracciarlo un attimino, senza un imbocca al lupo sentito o una piccola dimostrazione di aver passato con lui una piacevole mezza giornata.

La mia troppa sicurezza sui tempi di spostamento a Londra mi ha fatto arrivare in ritardo di un'ora all'appuntamento, senza soldi nel cellulare, senza spiccioli per una cabina. Semplicemente, si è rotto i coglioni e se n'è andato. E ha fatto bene, ovvio. E'quanto io ci sia rimasto di merda che non è altrettanto ovvio, semplicemente perchè non è normale che in certe situazioni, con certe persone, io mi senta così di merda, troppo di merda, "come se avessi mangiato una tonnellata e mezza di merda, difficile da digerire sa?", Oronzo insegna.

1 commento:

il matta ha detto...

cazzarola! se lo sapevo ti mandavo a caccia di Mug! ti aspetto a roma, compare!