30.7.13

La regola di tirare pacchi a se stesso

Essendo il più grande tiratore di pacchi di me stesso devo stare attento a farmi le promesse..prendi per esempio i Black Crowes, calati per l'ennesima volta in zona i primi di Luglio: mollati per questione di pecunia, 46 euro erano un pò troppini; prendi i Blur domenica scorsa, idem per la stessa cifra..

Oggi riflettevo che non ho mai seguito le prossime mosse live di una band come sto facendo con i Pearl Jam.
Dunque, hanno appena finito delle date in Sud America, a Ottobre/Novembre/Dicembre saranno impegnati negli Usa, il 15 Ottobre esce pure il disco, a Gennaio sono in Australia e quindi l'Europa dovrebbero farsela in inverno/primavera sperando che non allunghino troppo per i festival estivi chè li voglio vedere al chiuso porcocazzo. Con la sfiga che mi ritrovo saranno in Italia ad Aprile in periodo Roadburn..
Quindi obiettivi del prossimo anno, pensandoci così su due piedi, sono Ulver e Pearl Jam..
i Norvegesi mi hanno fatto viaggiare spesso con The Norwegian National Opera durante la settimana maiorchina, spalmata sulla poltrona della hall al fresco Ipad e cuffie e allora mi sono chiesto come devono essere dal vivo, magari all'estero, in un teatro o in una venue giusta, fatta apposta per la musica..
i Pearl Jam beh, negli ultimi anni li sto riascoltando intensamente come durante i primi Novanta - produzione fino a Vitalogy a manetta - e allora è anche giunta l'ora di mettere questa altra crocetta 'live' ad un'altra band cardine, prima che scoppi io o scoppino loro.
Domenica pomeriggio passata incollato ai video dei recenti live canadesi e americani, li ho visti in assoluta forma e soprattutto ho sentito Vedder in forma.. a Chicago hanno aperto con Release e a me, comodamente a casa, in cuffia, davanti a un video di YouTube sono venuti i brividi, figurarsi a stare lì..

Poi si passa alle fascinazioni più totali. E' regolare che se ascolti e stra-ascolti un disco ti venga una bella scimmia per vedere la band dal vivo.
Prendi The Circle and the Blue Door dei Purson, disco splendido, una fascinazione forte per l'estetica musicale - e occhio che parlo di estetica e non propriamente di musica fatta di riff, strofe e ritornelli - di certa musica dei primi Seventies, una immersione nelle atmosfere dei Coven, dei Jethro Tull, di certo prog-folk.
Ma senza scimmiottare troppo, senza essere spudoratamente vintage anzi al contrario con la spacconeria di risultare a volte talmente pop da suonare assolutamente attuali.
Un disco vincente per atmosfere e arrangiamenti e altro rarissimo esempio - insieme ai Blue Pills - di band con voce femminile che si stacca nettamente dalla marmaglia di band recenti che hanno scelto la formula delle female vocals.

3 commenti:

Alex ha detto...

M'e' piaciuta molto questa cosa che hai scritto. L'ho letta ieri notte e volevo dirtelo. La penso più o meno come te sui Pearl Jam, poi.

Romilar ha detto...

E allora quando vengono a Londra andiamo insieme!!

Romilar ha detto...

E grazie mille, sono contento ti sia piaciuto lo sproloquio eheheh